La soccombenza virtuale nei giudizi di impugnazione delle deliberazioni condominiali

Che cosa vuol dire soccombenza virtuale nel giudizio d’impugnazione delle delibere condominiali?

Dal punto di vista del condominio: perché sostituire la delibera con una successiva e di identico contenuto non salva dal rischio di pagamento delle spese legali nell’ambito del giudizio instaurato per ottenere l’invalidazione della delibera impugnata?

La giurisprudenza spessissimo si sofferma sull’argomento: sicuramente tutte le volte in cui impugnata una delibera poi sostituita nelle more del giudizio, al magistrato adito non resta che decidere la causa in termini astratti, per dire chi teoricamente aveva ragione o torto.

Questa è la soccombenza virtuale.

Sempronio è proprietario di un’unità immobiliare nel condominio Beta. Ricevuto il verbale dell’assemblea svoltasi in sua assenza si rivolge ad un legale per impugnarla.

I motivi sono due:

a) non è mai stato convocato;

b) in ogni caso la decisione relativa a lavori di straordinaria manutenzione di notevole entità è stata adottata senza il rispetto delle maggioranze indicate dalla legge (art. 1136, quarto comma, c.c.).

E’ bene ricordare, come affermato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, che “in tema di condominio degli edifici, l’azione di annullamento delle delibere assembleari costituisce la regola generale, ai sensi dell’art. 1137 c.c., come modificato dall’art. 15 della l. n. 220 del 2012, mentre la categoria della nullità ha un’estensione residuale ed è rinvenibile nelle seguenti ipotesi: mancanza originaria degli elementi costitutivi essenziali, impossibilità dell’oggetto in senso materiale o giuridico – quest’ultima da valutarsi in relazione al “difetto assoluto di attribuzioni” -, contenuto illecito, ossia contrario a “norme imperative” o all'”ordine pubblico” o al “buon costume“”. (Cass. SS.UU. 14 aprile 2021 n. 9839).

Una volta ricevuta la notificazione dell’atto di citazione, Tizio, amministratore pro tempore del condominio Beta, provvede a convocare, questa volta senza errori, l’assemblea per consentire di sanare tutti i vizi contestati.

Così facendo, l’avvocato del condominio potrà chiedere in giudizio che sia dichiarata la cessazione della materia del contendere per intervenuta sostituzione della delibera.

A quel punto il giudice dovrà provvedere solamente in merito alle spese processuali. Questo, in sostanza, quanto stabilito dell’art. 2377, ottavo comma, c.c. (dettato in materia di società ma considerato pacificamente applicabile anche al condominio vista la sua portata generale) a mente del quale: “l’annullamento della deliberazione non può aver luogo, se la deliberazione impugnata è sostituita con altra presa in conformità della legge e dello statuto.

In tal caso il giudice provvede sulle spese di lite, ponendole di norma a carico della società, e sul risarcimento dell’eventuale danno”.

Si tratta del così detto principio della soccombenza virtuale. In pratica anche se la delibera non può essere più annullata (non esiste più in quanto è stata sostituita), sarà comunque necessario comprendere chi, in teoria, aveva ragione o torto per provvedere in relazione alle spese di lite.

Della descrizione di questo stato dei fatti si trova conferma anche nelle sentenze di merito e legittimità allorquando si sente affermare che “l’annullamento della delibera dell’assemblea della società per azioni di cui all’art. 2377 c.c., estensibile per il suo carattere generale anche alle assemblee dei condomini degli edifici, non può aver luogo se la deliberazione sia stata sostituita con altra presa in conformità della legge o dell’atto costitutivo, con conseguente cessazione della materia del contendere quando l’assemblea regolarmente riconvocata abbia deliberato sui medesimi argomenti della delibera oggetto dell’impugnazione, ponendo in essere, pur in assenza di forme particolari, un atto sostanzialmente sostitutivo di quello invalido” (così, ex multis, Cass. Civ., 10 febbraio 2010, n. 2999).

Starà al condominio, quindi, dar prova del fatto che non gli si possono addossare le spese legali, eventualmente dimostrando la buona fede in merito agli errori compiuti e le proprie ragioni in relazione ai punti che si ritengono comunque non viziati.

L’abuso del diritto è quell’istituto, di matrice dottrinario giurisprudenziale, che inquadra quelle situazioni nelle quali il titolare del diritto lo esercita in modo scorretto o nel modo o nella sostanza, cioè eccedendo i limiti che la normale correttezza e buona fede che permeano i rapporti giuridici consente.

In ambito condominiale, ad esempio, è stato detto che impugnare la delibera perché l’avviso di convocazione è stato ricevuto quattro giorni prima e non cinque rispetto alla data della riunione rappresenta abuso del diritto che porta alla inammissibilità della domanda. Si tratta di valutazioni da farsi caso per caso, rispetto alle quali non è dato indicare una regola generale se non quella che l’esercizio del diritto, anche giudiziale, non può mai travalicare i confini della correttezza.

Stesso discorso potrebbe essere applicabile ai giudizi riguardanti la soccombenza virtuale, o meglio il loro esito. Se ho impugnato una delibera che stava per essere sostituita nonostante vi fosse ampio spazio in relazione ai termini d’impugnazione, questo mio abuso del diritto (azionato scorrettamente nella sostanza, perché avrei potuto attendere) può non essere tenuto in considerazione ai fini della liquidazione delle spese legali?

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