Emersione 2012, fatti imputabili al datore non impediscono la regolarizzazione del lavoratore

TAR Marche, sezione prima, sent. n. 735/2013 del 10/10/2013

La novella del 2013 è venuta a sancire la correttezza di quell’orientamento giurisprudenziale formatosi già sull’analoga disposizione contenuta nell’art. 1-ter della L. n. 102/2009 (c.d. sanatoria delle colf e dei badanti). Come è noto, infatti, il giudice amministrativo, anche in sede cautelare (ex plurimis, TAR Marche, ord. n. 323/2012 e successiva sentenza n. 521/2013, pronunciate nel ricorso n. 368/2012 R.G.), con riferimento alla sanatoria del 2009 aveva già anticipato il contenuto della novella di cui al D.L. n. 76/2013, stabilendo che il rigetto della domanda di emersione per fatti ascrivibili unicamente al datore di lavoro (ad esempio, mancata presentazione presso il S.U.I. per la verifica della documentazione e/o mancata sottoscrizione del contratto di soggiorno) non dovesse ridondare a carico del lavoratore, il quale aveva quindi diritto quantomeno al rilascio di un permesso di soggiorno per attesa occupazione.70

E poiché anche nel caso in esame il rigetto della domanda di emersione è dovuto a fatti ascrivibili unicamente al datore di lavoro (vedasi la motivazione del provvedimento impugnato), il ricorrente ha diritto quantomeno, in assenza di ulteriori elementi ostativi che le competenti amministrazioni avranno cura di accertare in sede di riapertura del procedimento, al rilascio di un permesso di soggiorno per attesa occupazione. Laddove invece il sig. Xxxx dovesse dimostrare di svolgere attività lavorativa stabile, l’amministrazione gli rilascerà un permesso di soggiorno per lavoro subordinato ordinario (vedasi art. 5, comma 11-ter, D.Lgs. n. 109/2012).

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 362 del 2013, proposto da:
Tariq Mahmood, rappresentato e difeso dall’avv. Consuelo Feroci, con domicilio eletto presso , Segreteria T.A.R. Marche in Ancona, via della Loggia, 24;

contro

Ministero Dell’Interno, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distr. Dello Stato, domiciliata in Ancona, piazza Cavour, 29;

per l’annullamento

del provvedimento emesso dallo Sportello Unico per la Immigrazione di AN prot. P-AN/L/N/2012/100814 in data 25.03.2012;

di tutti gli atti prepartori, connessi e consequenziali;

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Ministero Dell’Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 10 ottobre 2013 il dott. Giovanni Ruiu e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

 

Considerato che:

– il ricorso è fondato e, venendo in evidenza solo questioni di diritto, il giudizio può essere definito in questa sede con sentenza resa ex art. 60 d.lgs 104/2010.

– va premesso che il ricorso in trattazione è stato proposto in un momento in cui era in vigore la versione originaria dell’art. 5 del D.Lgs. n. 109/2012 e che, per tale ragione, la maggior parte delle censure sono formulate, più che nei riguardi del concreto modus operandi posto in essere dall’intimato Sportello Unico per l’Immigrazione, nei confronti della norma (di cui viene evidenziata la formulazione del tutto “sbilanciata” in favore del datore di lavoro che presenta la domanda di emersione, mentre la posizione del lavoratore è quasi del tutto irrilevante). Peraltro, con il D.L. n. 76/2013, convertito in L. n. 99/2013, il Legislatore è intervenuto ad integrare l’art. 5 proprio nel senso patrocinato in ricorso. Il comma 11-bis prevede infatti che “Nei casi in cui la dichiarazione di emersione sia rigettata per cause imputabili esclusivamente al datore di lavoro, previa verifica da parte dello sportello unico per l’immigrazione della sussistenza del rapporto di lavoro, dimostrata dal pagamento delle somme di cui al comma 5, e del requisito della presenza al 31 dicembre 2011 di cui al comma 1, al lavoratore viene rilasciato un permesso di soggiorno per attesa occupazione…”;

– la novella del 2013 è venuta a sancire la correttezza di quell’orientamento giurisprudenziale formatosi già sull’analoga disposizione contenuta nell’art. 1-ter della L. n. 102/2009 (c.d. sanatoria delle colf e dei badanti). Come è noto, infatti, il giudice amministrativo, anche in sede cautelare (ex plurimis, TAR Marche, ord. n. 323/2012 e successiva sentenza n. 521/2013, pronunciate nel ricorso n. 368/2012 R.G.), con riferimento alla sanatoria del 2009 aveva già anticipato il contenuto della novella di cui al D.L. n. 76/2013, stabilendo che il rigetto della domanda di emersione per fatti ascrivibili unicamente al datore di lavoro (ad esempio, mancata presentazione presso il S.U.I. per la verifica della documentazione e/o mancata sottoscrizione del contratto di soggiorno) non dovesse ridondare a carico del lavoratore, il quale aveva quindi diritto quantomeno al rilascio di un permesso di soggiorno per attesa occupazione;

– e poiché anche nel caso in esame il rigetto della domanda di emersione è dovuto a fatti ascrivibili unicamente al datore di lavoro (vedasi la motivazione del provvedimento impugnato), il ricorrente ha diritto quantomeno, in assenza di ulteriori elementi ostativi che le competenti amministrazioni avranno cura di accertare in sede di riapertura del procedimento, al rilascio di un permesso di soggiorno per attesa occupazione. Laddove invece il sig. Tariq Mahmood dovesse dimostrare di svolgere attività lavorativa stabile, l’amministrazione gli rilascerà un permesso di soggiorno per lavoro subordinato ordinario (vedasi art. 5, comma 11-ter, D.Lgs. n. 109/2012);

– le altre censure sono infondate o assorbite dall’accoglimento del principale motivo di ricorso;

– il ricorso va dunque accolto, con conseguente annullamento dell’atto impugnato e ordine al S.U.I. di rinnovare il procedimento nei sensi suindicati.

Le spese di giudizio vanno però compensate, in quanto il provvedimento impugnato è stato adottato in epoca antecedente la novella di cui al D.L. n.76/2013.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi di cui in motivazione.

Compensa fra le parti le spese di giudizio

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Ancona nella camera di consiglio del giorno 10 ottobre 2013 con l’intervento dei magistrati:

Gianluca Morri, Presidente FF

Giovanni Ruiu, Consigliere, Estensore

Francesca Aprile, Primo Referendario

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 25/10/2013

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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