Deve essere consentita allo straniero la piena partecipazione al procedimento, affinchè egli dimostri di avere i requisiti per il pds per lavoro autonomo, se il pds per lavoro subordinato non può essere confermato

TAR Lombardia, sezione Brescia, sent. n. 755/2014 del 25/06/2014

La Questura ha frustrato lo scopo della normativa che garantisce la partecipazione al procedimento, impedendo che la stessa fosse reale e concreta, non mettendo lo straniero, odierno ricorrente, in condizioni di ben comprendere quanto allo stesso richiesto e così precludendo allo stesso la possibilità di dimostrare la non corrispondenza dei dati in possesso dell’Amministrazione alla realtà (i versamenti contributivi, infatti, sono stati effettuati sino al 31.12.2012 e successivamente il ricorrente ha percepito corrispettivi per lavoro autonomo) e di richiedere il rilascio del permesso di soggiorno a diverso titolo: attesa di occupazione o lavoro autonomo.
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Avendo il ricorrente dimostrato come in quel periodo stesse esercitando attività come lavoratore autonomo, in qualità di insegnante presso l’associazione culturale Xxx e tale attività è risulta essere regolare, anche sotto il profilo fiscale, almeno a decorrere dall’1 giugno 2013, sono stati ritenuti sussistenti i presupposti per rimettere all’Amministrazione il riesame della posizione dell’odierno ricorrente, al fine di valutare l’eventuale sussistenza delle condizioni per il rilascio di un permesso di soggiorno a diverso titolo, rispetto a quello richiesto.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 868 del 2013, proposto da:
Osas Edebiri Mabel, rappresentata e difesa dall’avv.to Giovanni Migliorati, con domicilio eletto presso il suo studio in Brescia, Via Solferino n. 59;

contro

Questura di Brescia, rappresentata e difesa dall’Avvocatura distrettuale dello Stato, con domicilio ex lege presso la sua sede in Brescia, Via S. Caterina n. 6;

per l’annullamento

DEL DECRETO DEL QUESTORE DI BRESCIA IN DATA 12/3/2013, RECANTE L’ANNULLAMENTO DELLA CARTA DI SOGGIORNO E LA REIEZIONE DELLA DOMANDA DI AGGIORNAMENTO DELLA MEDESIMA.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Questura di Brescia;

Viste le memorie difensive e tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 25 giugno 2014 il dott. Stefano Tenca e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

 

FATTO e DIRITTO

1. Con l’impugnato decreto il Questore di Brescia ha rigettato la domanda depositata per ottenere l’aggiornamento della carta di soggiorno a tempo indeterminato e ha negato il mantenimento di altri titoli di soggiorno, con invito a lasciare il territorio nazionale. Il provvedimento sfavorevole si fonda sull’art. 9 comma 7 del D. Lgs. 286/98 che individua le cause di revoca del permesso, e in particolare contempla le ipotesi di cui alle lett. a) e lett. c) riferite al permesso di soggiorno acquisito in maniera fraudolenta e alla mancanza, anche sopravvenuta, delle condizioni per il suo rilascio. L’interessata avrebbe ottenuto la carta di soggiorno allegando un bilancio provvisorio della propria ditta individuale “Tongolly Import-export” riferito all’anno d’imposta 2004, con un utile fiscale di 4.815,84 € alla data del 30/9/2004, mentre in banca dati la dichiarazione fiscale attesta un reddito imponibile di 1.680 €. Per il resto, gli ultimi contributi da lavoro dipendente risalgono al 2002 (salvo 8 settimane nel 2007) e gli unici redditi leciti percepiti dall’interessata sono del periodo 1999-2002 e del 2007. La dichiarazione dei redditi è stata presentata per gli anni di imposta 2003, 2004 e 2005 con un valore molto basso (rispettivamente 80 €, 1.680 € e 4.209 €). Inoltre è la cittadina straniera stata denunciata per il reato di prostituzione in concorso il 20/6/2004.

2. Con l’introdotto ricorso la Sig.ra Edebiri, regolarmente in Italia dal 1998, deduce in diritto l’eccesso di potere per errore di fatto e la violazione dell’art. 9 commi 4 e 7 del D. Lgs. 286/98, evidenziando in punto di fatto che:

• dal novembre 2003 ha aperto la ditta individuale “Tongolly Import Export” e per questo in quell’esercizio ha ricavato solo € 80;

• nel 2004 ha richiesto il rilascio della carta di soggiorno e ha depositato il bilancio provvisorio di 4.815,84 €;

• nel marzo 2005 si è sposata e da allora ha svolto l’attività principale di casalinga, vivendo con i proventi del marito e integrando (quando poteva) con la propria l’attività residuale di import-export;

• trattandosi di un’attività che consiste nello spostamento e vendita della merce dall’Italia in Nigeria, per alcuni anni la ditta non ha prodotto utili, poiché la signora non ha avuto la possibilità di tornare nel proprio paese;

• il ricavi conseguiti sono € 4.071 nel 2011 e € 8.671 nell’anno 2012 (doc. 6 e 7);

• i redditi dichiarati per il 2004 sono stati pari a 5.932 €, mentre non sono stati compiuti controlli per i periodi successivi, quando era comunque inserita a pieno titolo nella comunità italiana (grazie al rilascio della carta di soggiorno);

• la mancanza di reddito non è ad ogni modo causa di revoca della carta di soggiorno;

• è illegittimo il diniego di aggiornamento della carta dato che non si è in presenza di un rinnovo, ed è mancato ogni riferimento alla durata del soggiorno e all’inserimento sociale, familiare e lavorativo della straniera.

Nella propria relazione la Questura ha osservato che la ricorrente vive con il marito privo di attività lavorativa e ha un figlio di 16 anni (seppur irreperibile e pregiudicato).

3. In relazione al quadro giuridico-fattuale appena delineato il T.A.R. ha accolto l’istanza cautelare con ordinanza n. 544 del 15/11/2013. Il provvedimento ha statuito quanto segue:

<<Ritenuto, ad un sommario esame:

– che la causa evocata di cui all’art. 9 comma 7 lett. c) sembra doversi coordinare con il comma 4 che prevede un divieto di rilascio del permesso per gli stranieri pericolosi per l’ordine e la sicurezza pubblica;

– che nella fattispecie dal provvedimento affiora l’esistenza di due denunce per il reato di prostituzione in concorso e di prostituzione e favoreggiamento dell’ingresso e della permanenza di clandestini oltre che di percosse e minacce (risalenti rispettivamente al 2004 e al 2007);

– che detti elementi sono potenzialmente utilizzabili per l’esame complessivo della pericolosità dello straniero, e tuttavia gli stessi devono essere adeguatamente soppesati con la durata del soggiorno nel territorio nazionale e con l’inserimento sociale, familiare e lavorativo (art. 9 comma 4 richiamato all’art. 9 comma 7 lett. c);

– che in verità appare configurabile la concorrente causa di revoca di cui all’art. 9 comma 7 lett. a), in quanto il basso livello reddituale – come tale non valorizzato all’epoca di rilascio della carta di soggiorno – risulterebbe ascrivibile a una dichiarazione fiscale non autentica;

Atteso:

– che tuttavia sembra sussistere la dedotta violazione dell’art. 9 nella parte in cui viene disposto l’allontanamento dal territorio nazionale, dato che, ai sensi del comma 9 “allo straniero, cui sia stato revocato il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo e nei cui confronti non debba essere disposta l’espulsione è rilasciato un permesso di soggiorno per altro tipo in applicazione del presente testo unico”;

– che dal tenore dell’atto di annullamento impugnato non emerge alcuna circostanza che avrebbe impedito all’amministrazione di applicare la sopradetta disposizione (salva l’esistenza delle ipotesi di cui al comma 10, che non vengono però menzionate dall’amministrazione), rilasciando un permesso di soggiorno di tipo ordinario;

– che infatti, se anche la natura fittizia di un rapporto di lavoro dichiarato giustificasse pienamente la revoca del titolo di lungo-soggiornante, ad essa deve seguire una valutazione in concreto sui requisiti (cfr. art. 9 comma 11 del T.U.) in capo all’interessato al fine di rilasciargli una diversa tipologia di permesso ordinario (cfr., per il caso di assenza prolungata dal territorio nazionale, T.A.R. Lombardia Milano, sez. IV – 7/9/2012 n. 2256; si veda anche T.A.R. Veneto, sez. III – 30/7/2012 n. 1071);

– che infatti, anche nei casi di espulsione contemplati dal comma 10 si deve tenere conto “anche dell’età dell’interessato, della durata del soggiorno sul territorio nazionale, delle conseguenze dell’espulsione per l’interessato e i suoi familiari, dell’esistenza di legami familiari e sociali nel territorio nazionale e dell’assenza di tali vincoli con il Paese di origine” (cfr. ordinanza Sezione 27/9/2013 n. 479);>>.

4. Le argomentazioni racchiuse nell’ordinanza cautelare sono ad avviso del Collegio del tutto esaustive e meritano integrale conferma in questa sede. Si può nello specifico puntualizzare che, da un lato la Questura ha correttamente revocato la carta di soggiorno per difetto del requisito reddituale e per l’esistenza di precedenti penali per un reato che suscita allarme sociale. Tuttavia si riscontra la violazione dell’art. 9 nella parte in cui viene disposto in via immediata l’allontanamento dal territorio nazionale, dato che, ai sensi del comma 9 “allo straniero, cui sia stato revocato il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo e nei cui confronti non debba essere disposta l’espulsione è rilasciato un permesso di soggiorno per altro tipo in applicazione del presente testo unico”. Dal tenore dell’atto impugnato e dal provvedimento questorile di revoca non emerge alcuna circostanza che avrebbe impedito all’amministrazione di applicare la sopradetta disposizione (salva l’esistenza delle ipotesi di cui al comma 10, che non vengono però menzionate dall’amministrazione), rilasciando un permesso di soggiorno di tipo ordinario.

In conclusione il ricorso è fondato e merita accoglimento.

Le spese di giudizio possono essere compensate, alla luce della condotta non sempre lineare intrapresa dalla ricorrente.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda) definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso in epigrafe e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

La presente sentenza è depositata presso la Segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti.

Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del giorno 25 giugno 2014 con l’intervento dei magistrati:

Giorgio Calderoni, Presidente

Stefano Tenca, Consigliere, Estensore

Mara Bertagnolli, Consigliere

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 03/07/2014

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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