Rinnovo permesso di soggiorno per motivi umanitari, se vi è la necessità di un intervento chirurgico esso va concesso

TAR Lombardia, sezione Brescia, sent. n. 608/2014 del 28/05/2014

Per giurisprudenza costante, la garanzia del diritto fondamentale alla salute del cittadino straniero che comunque si trovi nel territorio nazionale impedisce, ai sensi dell’art. 35, c. 3, del D.Lgs. n. 286/98, l’espulsione nei confronti di colui che dall’immediata esecuzione del provvedimento potrebbe subire un irreparabile pregiudizio, dovendo tale garanzia comprendere non solo le prestazioni di pronto soccorso e di medicina d’urgenza, ma anche tutte quelle essenziali per la vita.
Cass. SS.UU. Civ. 10.6.2013 n. 14500 ha in particolare ritenuto “essenziali” anche le semplici somministrazioni di farmaci, quando si tratti di terapie necessarie ad eliminare rischi per la vita, o come nel caso di specie, il verificarsi di maggiori danni alla salute.95

Anche nel caso in esame, il quadro clinico dello straniero e soprattutto la certificata necessità di sottoporsi prossimamente a intervento chirurgico depongono nel senso che, ai limitati fini di cui sopra e per il solo tempo strettamente necessario al ricovero e successiva convalescenza, sia allo stesso rilasciabile un permesso di soggiorno per cure mediche.

——–

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 381 del 2014, proposto da:
Chukwuemeka Agbakwuru, rappresentato e difeso dall’avv. Simonetta Geroldi, con domicilio eletto presso la stessa in Brescia, via Diaz, 7;

contro

Questura di Brescia, rappresentata e difesa per legge dall’Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliataria in Brescia, via S. Caterina, 6;

per l’annullamento

del decreto n. Cat. A-12/Immig./2^Sez./Contenz./avv/lb dell’ 1/3/2014, di rigetto dell’istanza di concessione di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, nonchè di ogni altro atto connesso;

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Questura di Brescia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 28 maggio 2014 il dott. Giorgio Calderoni e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

1. Come preannunciato ai difensori nel corso dell’odierna Camera di consiglio, la presente controversia viene immediatamente definita ex art. 60 c.p.a.

2. Con il ricorso all’esame, viene, dunque, impugnata la nota 1.3.2014, con cui la Dirigente dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Brescia ha comunicato “che, dalla documentazione prodotta non si ravvisano i presupposti per il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari”.

A sostegno di tale impugnativa si deducono le censure di carenza di motivazione e violazione dell’art. 11 comma 1 lett. c) del D.P.R. 394/1999, nell’assunto di fondo che la certificazione medica relativa al ricorrente integrerebbe la prova, richiesta dalla suddetta norma, che lo stesso sia impossibilitato ad allontanarsi dall’Italia.

3. Anche in esito all’incombente disposto nel decreto monocratico 18 aprile 2014, n. 221, il menzionato Ufficio Immigrazione produceva in data 10 maggio 2014 documenti e relazione, in cui si sostiene, in particolare, che dal certificato medico rilasciato dal dott. Bodini il 24 maggio 2013 (il quale riferisce “non deficit sensitivi e motori”) non sono state individuate le condizioni che impediscono allo straniero di lasciare l’Italia.

4. Al che, alla precedente Camera di Consiglio del 14 maggio 2014 la difesa del ricorrente ha chiesto termini per controdedurre e la trattazione dell’incidente cautelare è stata rinviata all’odierna Camera di consiglio.

5. In vista della quale, il ricorrente ha prodotto il 23 maggio 2014 memoria e ulteriore documentazione consistente in un referto 30 aprile 2014 del medico ortopedico della Casa di cura “S. Camillo” di Brescia, in cui si certifica che il ricorrente necessita di ricovero per intervento artrotomico di acromionplastica alla spalla sinistra.

6. Ciò premesso, il Collegio osserva preliminarmente, in punto di giurisdizione, che la presente controversia, pur essendo originata dal diniego di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, è – in realtà – tutta incentrata sulle condizioni di salute dello straniero e, quindi, la pretesa sostanziale dedotta in giudizio è quella di ottenere un titolo di soggiorno per motivi sanitari.

Basti, a questo proposito, por mente alla triplice circostanza:

– che, se il provvedimento impugnato si limita a far rinvio alla documentazione prodotta dallo straniero, la menzionata relazione successivamente depositata il 10 maggio 2014 si apre con una lunga elencazione dei certificati medici allegati all’istanza del ricorrente (oltre a tre diversi documenti sulla situazione di indigenza e di assistenza dello stesso) e, soprattutto, precisa che è stato il sopra riportato tenore del certificato 24.5.2013 rilasciato dal dott. Bodini a non consentire l’individuazione delle “condizioni che impediscono allo straniero di lasciare l’Italia”;

– che la pure citata memoria 23 maggio 2014 di parte ricorrente fa leva sul “necessario intervento chirurgico che il Sig. Aghakuwura dovrà affrontare a causa dell’infortunio sul lavoro occorsogli ancora il lontano 20.02.2003”;

– che la stessa istanza di concessione di permesso di soggiorno per motivi umanitari, poi denegata con il provvedimento qui impugnato, si conclude rappresentando “che il Sig. Aghakuwura è, infatti, di fatto impossibilitato ad abbandonare il territorio nazionale, avendo necessità di essere sottoposto ad intervento chirurgico”.

Si può, pertanto, ritenere che – al di là del nomen iuris formalmente utilizzato – il medesimo straniero aspiri a ottenere un permesso di soggiorno per cure mediche.

Così perimetrato l’ambito della presente controversia, essa può considerarsi rientrante nella giurisdizione del G.A., per le stesse ragioni recentemente esposte – in una fattispecie analoga – dal Tar Milano (Sez. IV, 13/05/2014, n. 1244): ché altrimenti, il diniego esclusivamente riferibile a un permesso di soggiorno per motivi umanitari avrebbe dovuto essere impugnato dinanzi al Giudice ordinario.

7. Il menzionato precedente del Tar Milano si rivela, altresì, conferente e condivisibile quanto alla soluzione del merito della causa.

Invero, la sentenza n. 1244/2014 ricorda che “per giurisprudenza costante, la garanzia del diritto fondamentale alla salute del cittadino straniero che comunque si trovi nel territorio nazionale impedisce, ai sensi dell’art. 35, c. 3, del D.Lgs. n. 286/98, l’espulsione nei confronti di colui che dall’immediata esecuzione del provvedimento potrebbe subire un irreparabile pregiudizio, dovendo tale garanzia comprendere non solo le prestazioni di pronto soccorso e di medicina d’urgenza, ma anche tutte quelle essenziali per la vita. Cass. SS.UU. Civ. 10.6.2013 n. 14500 ha in particolare ritenuto “essenziali” anche le semplici somministrazioni di farmaci, quando si tratti di terapie necessarie ad eliminare rischi per la vita, o come nel caso di specie, il verificarsi di maggiori danni alla salute”.

E prosegue affermando che “in ogni caso, a prescindere dall’applicabilità al caso di specie dell’art. 35 cit., dal quadro normativo dettato dal D.Lgs. n. 286/’98, non può che discendere la fondata pretesa dello straniero ad ottenere il pertinente titolo di soggiorno per il tempo necessario ad effettuare, non solo cure mediche d’urgenza, o che non potrebbe ricevere nel Paese di origine, ma anche trattamenti di mantenimento e controllo, ai sensi dell’art. 36 D.Lgs. cit.(T.A.R. Trentino Alto Adige, Trento, Sez. I, 12.10.2011 n. 243), ai quali dovrebbero certamente ascriversi quelli di cui il ricorrente necessita.”.

8. Anche nel caso in esame, il quadro clinico dello straniero e soprattutto la certificata necessità di sottoporsi prossimamente a intervento chirurgico depongono nel senso che, ai limitati fini di cui sopra e per il solo tempo strettamente necessario al ricovero e successiva convalescenza, sia allo stesso rilasciabile un permesso di soggiorno per cure mediche.

In tal senso, la difesa di parte ricorrente dovrà tempestivamente produrre all’Ufficio Immigrazione della Questura di Brescia – entro 20 giorni dalla comunicazione del deposito della presente sentenza – la necessaria documentazione medica circa le modalità e i tempi di svolgimento dell’intervento diagnosticato nel citato referto 30 aprile 2014 della Casa di cura S. Camillo e al successivo periodo di convalescenza.

Negli esclusivi limiti che precedono, il ricorso va accolto.

La evidenziata peculiarità della controversia comporta la compensazione integrale delle spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda)

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo ACCOGLIE nei sensi e ai fini di cui al capo 8 della motivazione.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del giorno 28 maggio 2014 con l’intervento dei magistrati:

Giorgio Calderoni, Presidente, Estensore

Stefano Tenca, Consigliere

Mara Bertagnolli, Consigliere

IL PRESIDENTE, ESTENSORE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 10/06/2014

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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