Rinnovo permesso negato per aver gestito case di prostituzione – occorre considerare inserimento sociale e legami familiari

TAR Lombardia, sez. IV, sent. n. 313/2014 del 29/01/2014

Il diniego impugnato si fonda unicamente sull’esistenza di una sentenza di condanna penale emessa a carico della ricorrente dal Tribunale di Savona, per aver gestito due case destinate alla prostituzione di sue connazionali (artt. 91 c. 2, 110 e 112 c. 1 n. 1 c.p., e artt. 3 c. 2 nn. 1 e 8, seconda ipotesi, e c. 4 n. 7 L. n. 75/58).

Osserva il Collegio che tuttavia il detto provvedimento non ha in alcun modo considerato l’inserimento sociale della ricorrente, che è attualmente in possesso di attività lavorativa, e soprattutto madre di due minori, ciò che avrebbe invece dovuto essere valutato dall’Amministrazione, ai fini della sua ponderazione con la pericolosità sociale della stessa.

11111111111La recente sentenza della Corte costituzionale n. 202/2013 ha infatti affermato l’illegittimità costituzionale dell’art. 5 c. 5 D.Lgs. n. 286/1998, come modificato dal D.Lgs. n. 5/2007, nella parte in cui non estende la tutela rafforzata ivi prevista a tutti casi in cui lo straniero abbia legami familiari in Italia, osservando che la tutela della famiglia e dei minori assicurata dalla Costituzione richiede che ogni decisione sul rilascio o sul rinnovo del permesso di soggiorno di chi abbia detti legami, debba fondarsi su un’attenta ponderazione della pericolosità concreta attuale dello straniero condannato.

————

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

(Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 3112 del 2013, proposto da:
Min Ye, rappresentata e difesa dall’avv. Mauro Ciappetta, con domicilio eletto presso il suo studio in Milano, Via Vipacco, 21;

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, Questura di Milano, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in Milano, Via Freguglia, 1;

per l’annullamento

del decreto Nr. 16630/2013 Imm. ID. 828636 del 21.11.2013, notificato il 1.12.2013, di rigetto della domanda di rinnovo del permesso di soggiorno formulata dalla ricorrente il 29.4.2013 per motivi di lavoro subordinato.

 

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Ministero dell’Interno – Questura di Milano;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 10 gennaio 2014 il dott. Mauro Gatti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

 

FATTO

Con il provvedimento impugnato l’Amministrazione ha rigettato l’istanza presentata dall’attuale ricorrente, per il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato.

L’Amministrazione resistente si è costituita, solo formalmente, in giudizio, senza depositare documentazione, o articolare memorie difensive.

All’udienza camerale del 10.1.2014 la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

Il Collegio ritiene che il giudizio possa essere definito con sentenza in forma semplificata, emessa ai sensi dell’art. 60 c.p.a., adottata in esito alla camera di consiglio per la trattazione dell’istanza cautelare, stante l’integrità del contraddittorio, l’avvenuta esaustiva trattazione delle tematiche oggetto di giudizio, nonché la mancata enunciazione di osservazioni oppositive delle parti, rese edotte dal Presidente del Collegio di tale eventualità.

Il ricorso va accolto.

Il diniego impugnato si fonda unicamente sull’esistenza di una sentenza di condanna penale emessa a carico della ricorrente dal Tribunale di Savona, per aver gestito due case destinate alla prostituzione di sue connazionali (artt. 91 c. 2, 110 e 112 c. 1 n. 1 c.p., e artt. 3 c. 2 nn. 1 e 8, seconda ipotesi, e c. 4 n. 7 L. n. 75/58).

Osserva il Collegio che tuttavia il detto provvedimento non ha in alcun modo considerato l’inserimento sociale della ricorrente, che è attualmente in possesso di attività lavorativa, e soprattutto madre di due minori, ciò che avrebbe invece dovuto essere valutato dall’Amministrazione, ai fini della sua ponderazione con la pericolosità sociale della stessa.

La recente sentenza della Corte costituzionale n. 202/2013 ha infatti affermato l’illegittimità costituzionale dell’art. 5 c. 5 D.Lgs. n. 286/1998, come modificato dal D.Lgs. n. 5/2007, nella parte in cui non estende la tutela rafforzata ivi prevista a tutti casi in cui lo straniero abbia legami familiari in Italia, osservando che la tutela della famiglia e dei minori assicurata dalla Costituzione richiede che ogni decisione sul rilascio o sul rinnovo del permesso di soggiorno di chi abbia detti legami, debba fondarsi su un’attenta ponderazione della pericolosità concreta attuale dello straniero condannato.

Conseguentemente, il permesso di soggiorno non può essere negato automaticamente, in forza del solo rilievo della subita condanna per un determinato reato, come invece avvenuto nel caso di specie, richiedendosi all’Amministrazione una valutazione ponderata dei legami familiari e della durata del soggiorno in Italia, rispetto alla gravità del reato, ed all’effettiva persistenza di ragioni di tutela della sicurezza e della tranquillità pubblica (T.A.R. Veneto, Sez. III, 8.8.2013 n. 1062, T.A.R. Trentino-Alto Adige, Trento, Sez. I, 7.6.2013 n. 191).

Il ricorso va pertanto accolto.

Sussistono tuttavia giusti motivi per compensare tra le parti le spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie, e per l’effetto annulla il provvedimento in epigrafe impugnato.

Spese compensate, salvo il rimborso del contributo unificato in favore della ricorrente.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 10 gennaio 2014 con l’intervento dei magistrati:

 

 

Domenico Giordano, Presidente

Elena Quadri, Consigliere

Mauro Gatti, Primo Referendario, Estensore

 

 

 

 

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 29/01/2014

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...