STRANIERI/Ricongiungimento familiare con i rifugiati: l’esame del DNA può essere chiesto solo se il rapporto di parentela non è adeguatamente documentato – Family reunification with refugees: DNA testing may be requested only if the family relationship is not adequately documented

Corte App. Milano, Sez. Persone, minori e famiglia, sentenza del 12 febbraio 2013

É respinto il reclamo proposto dai Ministeri dell’interno e degli affari esteri avverso il decreto del Tribunale di Milano che, in accoglimento del ricorso di parte, ha dichiarato sussistenti i presupposti per il ricongiungimento disponendo il rilascio del visto d’ingresso in favore della figlia della reclamata. L’art. 29, comma 1 bis, del D.Lgs. n. 286/1998 stabilisce che l’esame del DNA va effettuato allorquando i rapporti di parentela dedotti per il ricongiungimento non possono essere adeguatamente documentati o comunque quando sussistano fondati dubbi sulla autenticità della predetta documentazione e che tale disposizione non può essere applicata prescindendo dal principio per cui, a norma dell’art. 33, comma 3, della legge n. 218/1995, lo stato di figlio legittimo, acquisito in base alla legge nazionale di uno dei due genitori, non può essere contestato che alla stregua di tale legge.

ENG

To be rejected the complaint lodged by the Ministries of Interior and Foreign Affairs against the decree of the Court of Milan who, upholding the action of the said subsisting the conditions for reunification by introducing the granting of an entry visa in favor of the daughter of Part claimed. Article 29, paragraph 1 bis, of Legislative Decree no. 286/1998 states that DNA testing should be carried out when the ties of kinship deducted for reunification can not be adequately documented or when there are serious doubts about the authenticity of the above documents and that this provision can not be applied irrespective of the principle that in accordance with Article 33, paragraph 3, of Law no. 218/1995, the status of a legitimate child, acquired under the national law of one of the two parents can not be disputed that according to that law.

 

 

FRE

our être rejeté la plainte déposée par les ministères de l’Intérieur et des Affaires étrangères contre l’arrêt de la Cour de Milan, qui, soutenant l’action de ladite subsistent les conditions du regroupement en introduisant l’octroi d’un visa d’entrée en faveur de la fille Une partie du revendiqué. L’article 29, paragraphe 1 bis, du décret législatif n. 286/1998 stipule que les tests ADN doivent être effectués lorsque les liens de parenté déduits au titre du regroupement ne peuvent être correctement documentée ou lorsqu’il existe des doutes sérieux quant à l’authenticité des documents ci-dessus et que cette disposition ne peut être appliquée indépendamment du principe que conformément à l’article 33, paragraphe 3, de la loi n. 218/1995, le statut d’enfant légitime, acquis en vertu du droit national de l’un des deux parents ne peut être contesté que, conformément à cette loi.

 

 

ESP

Ser rechazado la denuncia presentada por los Ministerios de Interior y de Asuntos Exteriores contra el decreto del Tribunal de Milán que, manteniendo la acción de dicha subsistiendo las condiciones para la reunificación con la introducción de la concesión de un visado de entrada a favor de la hija Parte de reivindicada. Artículo 29, apartado 1 bis, del Decreto Legislativo n. 286/1998 establece que las pruebas de ADN deben llevarse a cabo cuando los lazos de parentesco deducidos por la reunificación no puede ser adecuadamente documentados o cuando hay serias dudas sobre la autenticidad de los documentos antes mencionados y que esta disposición no puede aplicarse con independencia del principio de que de conformidad con el artículo 33, apartado 3, de la Ley n. 218/1995, el estado de hijo legítimo, adquirido bajo la legislación nacional de uno de los dos padres, no puede negarse que, de acuerdo a la ley.

————–

CORTE D’APPELLO DI MILANO

SEZIONE DELLE PERSONE, DEI MINORI E DELLA FAMIGLIA

La Corte […]

sciogliendo la riserva

premesso

che Xxx, cittadina eritrea…, alla quale con provvedimento della Commissione Territoriale di Crotone è stato riconosciuto lo status di rifugiata politica, munita di permesso di soggiorno, ha richiesto in data 31 marzo 2010 allo Sportello Unico Immigrazione presso la Prefettura di Milano il nulla osta per il ricongiungimento familiare con la figlia Yyy…

che la stessa Xxx, che aveva svolto il servizio militare durante la guerra con l’Etiopia, si era successivamente sposata con un connazionale, diverso dal padre della bambina, e con il marito aveva deciso di sottrarsi alle armi e di fuggire dall’Eritrea, sicchè aveva affidato la piccola Yyy alla propria madre…, ed era arrivata in Italia… dopo varie vicissitudini… ottenendo in data 19 settembre 2007 lo status di rifugiata;

che la Prefettura, nonostante fosse tenuta a rispondere entro 180 giorni, non aveva provveduto al rilascio di nulla osta, sicchè la Xxx aveva chiesto al Tribunale di Milano di ordinare alle Amministrazioni competenti ex articolo 30, comma 6, D.Lgs. 286/1998 di rilasciare in favore della bambina il visto di ingresso sul territorio nazionale anche in assenza di nulla osta o, in subordine, di ordinare al Prefetto il rilascio del nulla osta; e che in ogni caso fosse accertato il suo diritto all’unità familiare con la figlia;

che con provvedimento 21/25 luglio 2011 il Tribunale di Milano, accogliendo il ricorso, ha dichiarato sussistenti i requisiti per il ricongiungimento e ha disposto il rilascio del visto in favore di Yyy;

che avverso tale provvedimento ha proposto reclamo il Ministero, cui ha resistito controparte, assumendo a sostegno delle censure svolte nei confronti della decisione del Tribunale che, a causa dell’insufficienza della documentazione in possesso dell’Ambasciata, era stato richiesto alla Yyy di effettuare il test del DNA e che l’esito di tale accertamento, acquisito il 15/12/2011, escludeva che la bambina fosse figlia naturale della Xxx

rilevato

che alla stregua della documentazione prodotta dalla reclamata, l’impugnazione non merita accoglimento;

che la Xxx infatti… ha prodotto la copia legalizzata, con relativo certificato di nascita… dal quale risulta la maternità in capo alla stessa reclamata; nonchè la copia legalizzata con traduzione del provvedimento… col quale l’autorità giudiziaria “Corte di Zoba Maakel” (Asmara) aveva confermato in capo alla Xxx la tutela della bambina nata dall’unione non maritale tra il sig. Zzz e la Xxx, tutela già conferitale dal Consiglio di famiglia…, con la motivazione che “… il padre sta prestando servizio nazionale e non ha reddito sufficiente per mantenere la minorenne figlia…“; ha poi esibito l’originale del certificato di battesimo della bambina… nel quale risultano indicate la data di nascita… e la qualità di madre della Xxx;

che le divergenze tra le date di nascita e di battesimo della bambina indicate nella versione in lingua inglese del certificato di battesimo e in quella in lingua tigrina (usata come lingua liturgica della Chiesa ortodossa etiopica ed eritrea)… sono agevolmente spiegabili col fatto che nella versione in lingua tigrina le date sono indicate secondo il calendario copto ortodosso (si consideri che, secondo tale calendario, l’attuale anno 2012 del calenderio gregoriano corrisponde al 2003/2004, in quanto l’anno copto ha 13 mesi, di cui i primi 12 di 30 giorni ed il 13° di 5 (o di 6 negli anni bisestili)

considerato

[…]

che perciò la attestata relazione genitoriale tra la Xxx e la piccola Yyy non può essere messa in discussione dall’esito dell’esame del DNA, la cui sufficienza a fini probatori non può trovare fondamento solo nella preventiva prestazione di consenso all’esame stesso, tenuto conto del contenuto meramente assertivo riferente l’esito dell’assenza e dell’assenza di elementi circostanzianti le procedure seguite e i risultati;

[…]

che, di contro, dalla documentazione in atti dalla Corte risulta che Yyy è figlia di Xxx, sicchè sarebbe non giustificato il ricorso all’esame del DNA;

osservato

peraltro, che secondo l’articolo 29, comma 1 bis del D. Lgs. 286/1998 l’esame del DNA va effettuato allorquando i rapporti di parentela dedotti per il ricongiungimento non possono essere adeguatamente documentati “… o comunque quando sussistano fondati dubbi sulla autenticità della predetta documentazione…” e che tale disposizione non può essere applicata prescindendo dal principio per cui, a norma dell’articolo 33, comma 3, della legge 218/1995, lo stato di figlio legittimo, acquisito in base alla legge nazionale di uno dei due genitori, non può essere contestato che alla stregua di tale legge, essendo attribuita “… ai provvedimenti accertativi ed alle statuizioni giurisdizionali dello stato estero ogni determinazione in ordine al rapporto di filiazione con conseguente inibizione al giudice italiano di sovrapporre a quegli accertamenti fonti di informazione estranee e irrazionali” (Cfr. Cass. 14545/2003 e richiami in essa contenuti);

che la pratica di ricorrere al test del Dna per la verifica dei vincoli familiari dovrebbe avvenire solo in quei casi in cui permangano seri dubbi sul rapporto di parentela dopo che altri mezzi di prova sono stati già impiegati, anche alla stregua della direttiva CE 86/2003 relativa al diritto al ricongiungimento familiare, il cui articolo 5, paragrafo 2, stabilisce che “Ove opportuno, per ottenere la prova dell’esistenza di vincoli familiari, gli Stati membri possono convocare per colloqui il soggiornante e i suoi familiari e condurre altre indagini che ritengano necessarie…“, senza prevedere il ricorso al DNA;

che una riflessione in tal senso è rinvenibile nel Parere del Comitato delle regioni “Libro verde sul diritto al ricongiungimento familiare” (C/225 GU Unione Europea 27/7/12), secondo cui “… la decisione di alcuni Stati di introdurre la prova del DNA per l’identificazione dei figli, se non applicata come extrema ratio, possa costituire violazione del principio di proporzionalità oltre che di fondamentali diritti quali il diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8 della CEDU)…

ritenuto

sussistente quindi il diritto di Xxx al ricongiungimento con la figlia di Yyy, non occorrendo alcun altro accertamento atteso lo status di rifugiata politica della madre

[…]

p.q.m.

respinge il reclamo avverso il decreto del Tribunale di Milano […]

Milano, 26 ottobre 2012

DEPOSITATA IN CANCELLERIA il 12 febbraio 2013

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...