STRANIERI/La Kafalah anche in favore di cittadini italiani consente l’ingresso per motivi familiari dei minori marocchini – The Kafalah also in favor of Italian citizens, allows entry into Italy of children of Moroccan nationality for family reasons

Trib. Firenze, Sez. Prima, ordinanza del 14 dicembre 2012

È illegittimo il rifiuto del visto d’ingresso, per motivi familiari, basato solo sul presupposto del mancato stato di abbandono, da parte del minore, atteso che la kafalah non presuppone lo stato di abbandono del minore, ma si sostanzia in un atto di custodia, riconosciuto e disciplinato dalla legge vigente in Marocco ed equiparato dalla Corte di cassazione, all’affidamento familiare nazionale, istituti, entrambi, che non hanno effetti legittimanti e non incidono sullo status del minore. Sul punto, infatti, la Suprema Corte, con sentenza n. 7472/2002, ha definito la kafalah islamica l’unico strumento di tutela e protezione dell’infanzia, negli ordinamenti musulmani, mediante il quale il minore può essere accolto da due coniugi od anche da un singolo affidatario che si impegnano a mantenerlo, educarlo ed istruirlo come se fosse figlio proprio, fino alla maggiore età, senza che l’affidato entri a far parte, giuridicamente della famiglia che lo accoglie.

ENG

It is illegal the refusal of visa, for family reasons, based only on the assumption of non-state of abandonment by the child, since the kafalah does not presuppose the state of abandonment of the child, but is basically an act of custody recognized and governed by the law in force in Morocco and treated by the Court of Cassation, custody familiar national institutions, both, which do not affect the lawful and shall not affect the status of the child. On this point, in fact, the Supreme Court, judgment no. 7472/2002, called the Islamic kafalah the only means of safeguarding and protection of children, in the legal Muslims, by which the child may be accepted by a married couple or by a single carer who agree to maintain, educate and instruct him as if it were your own child, until the age of majority, without the person on probation to become a member, legally the family that receives it.

 

FRE

Il est illégal le refus de visa, pour des raisons familiales, basé uniquement sur l’hypothèse de non-état ​​d’abandon de l’enfant, depuis la kafala ne présuppose pas l’état ​​d’abandon de l’enfant, mais est fondamentalement un acte de garde reconnue et régie par la loi en vigueur au Maroc et traités par la Cour de cassation, garde familiers des institutions nationales, à la fois, qui n’affectent pas le licite et n’affecte pas le statut de l’enfant. Sur ce point, en effet, la Cour suprême, aucun jugement. 7472/2002, appelé la kafalah islamique, le seul moyen de sauvegarde et de protection des enfants, les musulmans juridique, par lequel l’enfant peut être acceptée par un couple marié ou par un seul soignant qui conviennent de maintenir, d’éduquer et l’instruire comme si c’était votre propre enfant, jusqu’à l’âge de la majorité, sans que la personne en probation pour devenir membre, légalement la famille qui le reçoit.

 

ESP

Es ilegal la negativa de visa, por razones familiares, basándose únicamente en el supuesto de no-estado de abandono por parte del niño, ya que la kafala no supone el estado de abandono de los niños, pero es básicamente un acto de custodia reconocida y regulada por la ley en vigor en Marruecos y tratados por el Tribunal de Casación, custodia familiares instituciones nacionales, tanto, que no afectan a la legalidad y no afectará a la condición del niño. Sobre este punto, de hecho, el Tribunal Supremo, ni juicio. 7472/2002, denominado kafala islámica el único medio de salvaguardar y proteger a los niños, a los musulmanes legal, mediante el cual el niño puede ser aceptada por una pareja casada o por un cuidador único que se compromete a mantener, educar y instruir a él como si fuera su propio hijo, hasta la mayoría de edad, sin que la persona en libertad condicional para convertirse en un miembro, legalmente a la familia que lo recibe.

—————–

TRIBUNALE DI FIRENZE

I° SEZIONE CIVILE

[…]

SENTENZA

[…]

Sciogliendo la riserva adottata all’udienza del 16.10.2012,

la parte ricorrente ha concluso come in ricorso chiedendo la declaratoria di illegittimità del provvedimento emesso dal Consolato Generale di Casablanca con il quale è stato negato il visto d’ingresso per motivi familiari, nei confronti del nipote, Xxx, nato a Casablanca…., e ivi residente.

IN FATTO E IN DIRITTO

Con ricorso ex art. 702 bis c.p.c., la parte ricorrente dichiarava di essere cittadina italiana, e di aver presentato presso il Consolato d’Italia in Marocco, la richiesta del visto di ingresso per motivi familiari, ai sensi del D. Lgs. 30/2007 nei confronti del nipote Xxx, minore a lei affidato dai genitori con atto di kafalah, omologato dal Tribunale di prima istanza in Casablanca in data 7.9.2010. Visto rifiutato dall’Ufficio presso il Consolato, in data 17.2.2012 poichè il minore risulta figlio non abbandonato con genitori ancora vivi.

Lamenta la ricorrente la illegittimità del provvedimento di rigetto reso dal Consolato d’Italia in Marocco che, sovrapponendo due istituti diversi, Kafalah giudiziale e Kafalah negoziale, la prima che presuppone lo stato di abbandono, la seconda che si sostanzia in un affidamento vero e proprio, ha errato nella valutazione dello stato del minore, rifiutandone il visto. Ciò anche in violazione degli artt. 3 e 5 D. Lgs. 6 febbraio 2007 relativi ai diritti dei cittadini dell’unione e dei loro familiari, di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati Membri.

[…]

Reputa il giudicante che il primo motivo di ricorso “Falso presupposto di fatto. Erroneità della Motivazione” proposto dalla ricorrente avverso il provvedimento reso dal Consolato e impugnato, sia fondato e meritevole di accoglimento.

Dalla documentazione versata dalla ricorrente, emerge come la stessa abbia sottoscritto, in data 7.10.2010, un Atto di Kafalah, redatto e omoogato dal Tribunale di Prima Istanza di Casablanca, con il quale la ricorrente si impegnava a prendere in affidamento dai coniugi, …., entrambi residenti in Casablanca, il figlio di quest’ultimi, Xxx, …. al fine di sopperire a tutte le sue necessità.

Sul punto si è pronunciata anche la Suprema Corte, la quale con sentenza n. 7472/2002, ha definito la Kafalah islamica l’unico strumento di tutela e protezione dell’infanzia, negli ordinamenti musulmani, mediante il quale il minore può essere accolto da due coniugi od anche da un singolo affidatario che si impegnano a mantenerlo, educarlo ed istruirlo come se fosse figlio proprio, fino alla maggiore età, senza che l’affidato entri a far parte, giuridicamente della famiglia che lo accoglie.

È dunque possibile equiparare, secondo l’insegnamento della Corte di cassazione, la Kafalah islamica all’affidamento familiare nazionale, posto che entrambi non hanno effetti legittimanti e non incidono sullo status del minore. Come per l’affidamento, anche la Kafalah viene disposta con procedura giudiziaria oppure previo accordo autorizzato da un Giudice. Ciò anche nel caso del Marocco che ha regolato la Kafalah con una serie di normative, tra le quali il d.p.d. n. 1-02-172 del 13 giugno 2002.

È evidente, pertanto, che il rifiuto del visto d’ingresso basato solo sul presupposto del mancato stato di abbandono, da parte del minore, è del tutto illegittimo, atteso che la Kafalah non presuppone lo stato di abbandono del minore, ma si sostanzia in un atto di custodia, riconosciuto e disciplinato dalla legge vigente in Marocco ed equiparato dalla Suprema Corte, all’affidamento familiare nazionale.

Quanto al quadro normativo, è necessario far riferimento al Decreto Legislativo n. 30 del 6.2.2007, concernente l’attuazione della direttiva n. 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.

Anche sotto questo profilo, merita accoglimento il secondo e terzo motivo proposto dalla ricorrente “Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 3 e 5 D. Lgs. 6.2.2007 n. 30, nella parte in cui (art. 5)dispone la libera circolazione, ingresso, soggiorno temporaneo e/o permanente, nelterritorioitaliano, da parte dei familiari non aventi cittadinanza di uno Stato membro, ma in possesso di un passaporto valido e (art. 3 II° comma) nella parte in cui prevede che lo Stato membro agevolil’ingresso del familiare a carico e/o convivente con il cittadino dell’Unione, titolare del diritto di soggiorno.

Nel caso in esame, essendo la ricorrente cittadina italiana ed avendo ottenuto in base all’Atto di Kafalahla custodia del minore, con l’impegno di mantenerlo, educarlo ed istruirlo, come se fosse figlio proprio, fino alla maggiore età, quest’ultimo ha diritto di ingresso nel territorio italiano, secondo la normativa richiamata.

Ne consegue che la domanda avanzata dalla ricorrente va accolta, dovendo dichiarare l’illegittimità del provvedimento impugnato con compensazione delle spese processuali.

Tutto ciò premesso,

in accoglimento della domanda avanzata…., annulla il Provvedimento… emesso dal Consolato Generale d’Italia in Casablanca, in data 17.2.2012, e per l’effetto riconosce il diritto di ingresso nel territorio nazionale, in favore del minore Xxx …

Firenze, 12.12.2012

Il giudice onorario

DEPOSITATO IN CANCELLERIA il 14 dicembre 2012

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