STRANIERI/E’ nullo il decreto di espulsione se manca la traduzione nella lingua del destinatario e non viene espressamente dichiarata la mancanza di persone idonee a tradurre – It is null the deportation order if there is no translation into the language of the recipient and it is not expressly declared the lack of appropriate persons to translate

Cassazione Civile, Sezione Sesta, sentenza del 13 luglio 2012, n. 12065

Erra il giudice di pace, nel respingere il ricorso di parte, ove non abbia preso posizione sull’omessa traduzione, del decreto di espulsione, nella lingua del destinatario o in lingua da lui conosciuta. E’ principio consolidato quello secondo cui la traduzione in lingua conosciuta dall’espellendo è requisito formale indispensabile, a pena di nullità, della comunicazione del decreto di espulsione, cui può derogarsi soltanto nel caso di impossibilità di tale traduzione per indisponibilità – espressamente dichiarata nell’atto – di personale idoneo alla traduzione, e sempre che si provveda, in tal caso, alla traduzione in una delle cosiddette lingue veicolari, ossia quella inglese, quella francese o quella spagnola.

ENG

The justice of the peace is in error in rejecting the application of a party, where he did not take a position on failure to translation of the decree of expulsion, in the recipient’s language or language he understood. It is the established principle that the translation into language understood by the person to be expelled is essential formal requirement, under penalty of nullity, the communication of the expulsion order, which may be departed from only in the case of the impossibility of such a translation to the unavailability – expressly declared in the act – of suitable translation, and provided that provision is made, in this case, the translation into one of the so-called target languages, namely English, French or Spanish.

FRE

Le juge de paix est dans l’erreur en rejetant la demande d’une partie, où il ne prend pas position sur la non-traduction de l’arrêté d’expulsion, dans la langue du destinataire ou langue qu’il comprenait. C’est le principe établi que la traduction dans la langue comprise par la personne à expulser est essentiel exigence formelle, sous peine de nullité, la communication de l’arrêté d’expulsion, qui peut être écartée que dans le cas de l’impossibilité d’une telle traduction de l’indisponibilité – expressément déclaré dans l’acte – de la traduction appropriée, et à condition que il est prévu, dans ce cas, la traduction dans l’une des langues cibles soi-disant, à savoir l’anglais, le français ou l’espagnol.

ESP

El juez de paz está en un error al rechazar la solicitud de una parte, en la que no tomó posición sobre la falta de traducción del decreto de expulsión, en el idioma del destinatario o idioma que entendía. Es el principio establecido de que la traducción a un lenguaje comprensible para el ser expulsado es requisito formal esencial, bajo pena de nulidad, la comunicación de la orden de expulsión, que pueden dejar de aplicarse sólo en el caso de la imposibilidad de una traducción a la falta de disponibilidad – declaró expresamente en el acto – de traducción adecuado, y siempre que se prevé, en este caso, la traducción a una de las lenguas de las llamadas, a saber, inglés, francés o español.

————

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SESTA SEZIONE CIVILE

ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

PREMESSO

Che con relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. il consigliere relatore ha riferito quanto segue:

<<1. – Il Giudice di pace di Potenza ha respinto il ricorso del signor Xxx, alias Yyy avverso il decreto prefettizio 27 luglio 2010 con cui era stata disposta la sua espulsione.

Il ricorrente aveva bevuto: l’omessa traduzione del decreto nella sua lingua (l’arabo); che Xxx altri non era che Yyy; che non poteva essere espulso essendo padre di un figlio minorenne avuto da una cittadina italiana e residente in Italia.

Il Giudice di pace ha osservato che il provvedimento di espulsione dev’essere portato a conoscenza dell’interessato con una modalità che ne garantiscano in concreto la conoscibilità, e nella specie non era stato leso il diritto di difesa dell’espulso, il quale aveva dichiarato a verbale, nel ricevere la notifica del provvedimento dalla Polizia penitenziaria, di essere perfettamente a conoscenza del contenuto del provvedimento stesso; […].

3. – Il primo motivo di ricorso, con cui denunciando violazione di norme di diritto, si censura il mancato annullamento del decreto di espulsione per omessa traduzione nella lingua del destinatario o in lingua da lui conosciuta, è fondato.

Ai sensi degli artt. 13, comma 7, d. lgs n. 286 del 1998 e 3, comma 3, d.P.R. 31 agosto 1999, n. 394, come interpretati dalla consolidata giurisprudenza di questa Corte, la traduzione in lingua conosciuta dalla destinatario è requisito formale indispensabile, a pena di nullità, della comunicazione del decreto di espulsione, cui può derogarsi soltanto nel caso di impossibilità di tale traduzione per indisponibilità – espressamente dichiarata nell’atto – di personale idoneo alla traduzione, e sempre che si provvede, in tal caso, alla traduzione in una delle c.d. Lingue veicolari, ossia quella inglese, quella francese o quella spagnola (ex multis, Cass. 17572/2010, 17558/2010, 6978/2007).

Nella specie, invece, non è stata effettuata la traduzione in lingua conosciuta dall’espulso, né è stata attestata dall’amministrazione l’impossibilità di provvedervi.

Il Giudice di pace ha ritenuto di poter giustificare tale omissione con la dichiarazione, resa verbale dall’interessato nel ricevere la notifica dell’espulsione, di essere a conoscenza del contenuto del provvedimento. Dichiarazione che, però, non equivale ad ammissione della conoscenza della lingua italiana (o di una delle lingue veicolari in cui il provvedimento sia stato tradotto) e non può dunque valere a surrogare la traduzione mancante.

4. – Restano assorbiti gli altri motivi.>>;

Che tale relazione è stata comunicata al P.M. notificata agli avvocati delle parti ricorrente, i quali non hanno presentato conclusioni o memorie;

CONSIDERATO

Che la predetta relazione è condivisa dal Collegio;

che pertanto il ricorso accolto;

che, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384, primo comma ult. parte, c.p.c., con l’accoglimento del ricorso proposto davanti al Giudice di pace e l’annullamento del decreto di espulsione, con condanna dell’autorità intimata alle spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo;

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa il provvedimento impugnato e decidendo nel merito, accoglie il ricorso proposto al Giudice di pace ed annulla il decreto di espulsione indicato in motivazione; […].

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 26 giugno 2012.

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